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Avrà ragione il
vecchio adagio? Forse si. Purtroppo la nostra città praticamente
non offre spazi alle band che vogliono promuovere la propria
musica. Dunque niente live. A volerlo trovare, un lato positivo
però c’è: le band, non potendo suonare dal vivo, si chiudono
nelle cantine più umide a scrivere nuova musica. Così sta
facendo, ad esempio, “La Muga Lena” (Raffaele Sciacca e Sergio
Parisi alle chitarre, Gipo De Domenico al basso e synth,
Giuseppe Ragnolo alla batteria e Gaetano Sciacca alla voce,
chitarra, whammy). Un gruppo ben assortito, espressione
dell’underground messinese. Li abbiamo incontrati per voi.
Nel 2007 è
uscito il vostro primo disco: “Ciarlatani di Brasiliana
Memoria”. Un disco rock con sfumature psichedeliche e prog che
si può ascoltare su
www.myspace.com/lamugalena.
Avete in cantiere un secondo album?
In questo periodo
siamo perennemente chiusi in sala a terminare ciò che sarà il
nuovo disco... è un parto complesso e pieno di imprevisti, ma
come sempre è anche pieno di sorprese.
Questo
secondo lavoro si distacca dal precedente o segue la stessa
scia?
Per quanto
riguarda le sonorità il cambiamento c'è e crediamo sia normale,
oltre che auspicabile, visto che siamo di certo cambiati noi
come persone e sono cambiati
molto anche i
nostri ascolti. E poi sicuramente abbiamo voglia di non
ripeterci, di far sentire, anche a noi stessi, che “La Muga
Lena” non è solo quello che è stata finora ma è anche molto
altro!
Perché la
gente dovrebbe ascoltarvi?
Ascoltarci può
essere interessante perché percorriamo strade diverse dal rock
che si sente in giro. Le nostre strade sono, forse, più tortuose
ma è comunque e sempre Rock. Ci sembra ovvio pensare che questa
sia la strada giusta da prendere per vedere cosa c'è oltre a
quello che si usa fare, generalmente, con gli strumenti.
Insomma, amiamo sperimentare. Purtroppo, oggi, a dominare la
scena sono le "canzonette" strofa/ritornello e la
sperimentazione è stata dimenticata, messa da parte, come un
ricordo.
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